The art of traveling
Che sia nel tempo o nello spazio, il viaggiare richiede un’irrequietezza che, come scriveva il nomade Bruce Chatwin, è della stessa sostanza di cui sono fatti i bambini e i poeti: ovvero un animo predisposto alla sorpresa, infastidito dalla noia del clan e dei dettami collettivi, individuale ma mai individualista.
Questa è la magia dei grandi viaggiatori, anche nel mondo della letteratura fantastica. Tolkien lo sapeva bene: Bilbo Baggins rinuncia all’esser Hobbit per mettersi in viaggio. Aragorn è ramingo prima che re. Gandalf stesso mal si associa con i diritti e doveri della gilda degli stregoni.
Montelago, in tal senso, nasce e vuole rimanere un’ode all’irrequietezza, un grande raduno degli irrequieti. Il suo nomadismo è musicale, per la sua intolleranza ai muri costrittivi del genere; logistico, fissato com’è per il temporaneo e per l’estemporaneo; sociale, con il suo tipico sarcasmo nei confronti del certo e del dogmatico. Nomadismo talmente forte dal voler stuzzicare - dispettoso come Loki, altro instancabile viaggiatore - anche le proprie genti più fedeli.
Ed ecco allora che in questa edizione vogliamo chiedere e chiederci: come possiamo mantenerci viaggiatori e non turisti? Come possiamo affrontare il lungo viaggio alla scoperta di civiltà antiche senza cadere nello scimmiottamento e nella mera postura? Come evitare di portare anche nel nomadismo gli inutili pesi del pensiero più stanziale?
In questa edizione, vi invitiamo dunque ad abbracciare a pieno l’alternativa nomade, fatta di sostanza più che di forma. Trasformate radicalmente voi stessi, come foste un cinghiale tra le mani di una Banshee mai doma, con la speranza che sia la libertà a gocciolare nella vostra vita quotidiana e non il contrario.